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Tanya: La vacanza in Costa Smeralda


di Membro VIP di Annunci69.it Efabilandia
30.07.2025    |    3.476    |    5 9.5
"Mangiammo insieme – pesce fresco, vino bianco, il sapore del lusso che si mescolava al profumo del mare..."
Mi chiamo Tanya, e questa è la storia di un’estate che ha trasformato il mio corpo e la mia anima, un viaggio di lussuria e scoperta che ancora oggi mi fa tremare. Era l’inizio degli anni 2000, avevo 19 anni, e il mio corpo era un inno alla femminilità: 170 centimetri di curve perfette, 60 chili di pura sensualità, cosce affusolate che sembravano scolpite, un culo a mandolino che attirava ogni sguardo. I miei capelli castano chiaro, lunghi e mossi, cadevano sulle spalle come una cascata, incorniciando un viso che, con un tocco di trucco, diventava irresistibile. Ero una trans, e la mia natura mi rendeva unica: un mix di dolcezza e provocazione che incendiava chiunque mi incontrasse. La Sardegna, con il suo mare cristallino e i profumi di salsedine, era il palcoscenico perfetto per questa storia.
Eravamo in vacanza in Costa Smeralda, in un appartamento affittato dai miei genitori. La musica dance degli anni ’90 – ritmi pulsanti di Corona e 2 Unlimited – risuonava ovunque, mescolandosi all’odore di crema solare e al sapore salato del mare. Dovevamo restare due settimane, ma dopo sette giorni un’urgenza richiamò i miei a Roma. Io decisi di rimanere: mia zia aveva una casa poco lontano, e l’idea di godermi la Sardegna da sola, libera di essere Tanya, mi faceva ribollire il sangue.
Un mattino, presi il motorino e mi diressi verso una spiaggia isolata, lontana dai turisti. Indossavo un perizoma nero, audace, che lasciava intravedere ogni curva del mio corpo. Volevo abbronzarmi, lasciare quel segno sexy che mi faceva sentire ancora più donna. Arrivata, stesi l’asciugamano sulla sabbia calda, spalmai la crema solare – il profumo di cocco che si mescolava alla brezza marina – e mi sdraiai sotto il sole cocente. Il rumore delle onde mi cullò, e in pochi minuti scivolai in un sonno leggero, il corpo rilassato e accaldato.
Non so quanto tempo passò, forse venti minuti, quando sentii una mano calda accarezzarmi la schiena. Le dita scivolavano lente, sicure, scendendo verso il mio culo, sfiorando il bordo del perizoma. Mi svegliai di soprassalto, il cuore che batteva all’impazzata, e mi trovai davanti un ragazzo. Si chiamava Ahmed era saudita, aveva circa 22 anni, la pelle abbronzata dal sole sardo, i capelli neri mossi dal vento e un sorriso che prometteva guai. “Sei bellissima,” sussurrò, la voce profonda che mi fece rabbrividire. I suoi occhi scuri brillavano di desiderio, e il mio corpo rispose prima ancora che la mia mente potesse elaborare. Mi sollevai leggermente, e le nostre labbra si incontrarono in un bacio famelico, le lingue che si intrecciavano, il sapore salato della sua pelle che si mescolava al mio rossetto.
Le sue mani erano ovunque, esploravano il mio corpo con una fame che mi faceva tremare. Con un gesto rapido, mi sfilò il perizoma, lasciandomi nuda sotto il sole. Sentii la sua lingua scivolare sul mio buchino, caldo e umido, e ogni leccata era una scossa di piacere che mi faceva gemere. Il mio culo si apriva sotto il suo tocco, rilassandosi e accogliendo ogni movimento con un’urgenza che non riuscivo a controllare. Era come se il mio corpo sapesse cosa desiderava prima ancora di me. Ricambiai il favore, inginocchiandomi sulla sabbia. Il suo cazzo, duro e pulsante, era davanti a me, e lo presi in bocca con avidità. Succhiavo con dedizione, sentendo ogni vena sotto la mia lingua, il suo sapore salato che mi faceva impazzire. Ahmed gemeva, le sue mani tra i miei capelli, e quando esplose, il suo seme caldo mi riempì la gola. Ingoiai tutto, assaporando ogni goccia, il mio corpo che vibrava di eccitazione.
Ci rivestimmo, ridendo come due complici. Gli chiesi dove alloggiasse, e mi disse che stava su una barca al largo con suo zio, un uomo di nome Yussuf, di 50 anni. “Vieni a casa mia,” gli proposi, l’adrenalina che mi scorreva nelle vene. “Sono sola.” Ahmed non esitò: salì sul motorino dietro di me, le sue mani che mi stringevano i fianchi mentre sfrecciavamo verso l’appartamento.
A casa, misi su dell’acqua per una pasta veloce – spaghetti aglio, olio e peperoncino, il profumo che riempiva la cucina. Ma prima, volevo trasformarmi. Entrai in camera e diventai Tanya al cento per cento: un vestitino nero aderente, tacchi alti, un trucco che accentuava i miei occhi verdi e le labbra carnose. Quando uscii, Ahmed rimase a bocca aperta. “Cazzo, sei uno spettacolo,” mormorò, prima di saltarmi addosso. Mi baciò con una fame che mi fece quasi perdere l’equilibrio, le sue mani che esploravano il mio culo, le mie cosce. Mi spinse sul divano, e il suo cazzo tornò nella mia bocca. Lo succhiai con una passione che non conoscevo, sentendo il suo desiderio crescere con ogni gemito.
Poi, il sesso. Mi mise a pecorina, il suo cazzo che scivolava dentro di me con una forza che mi fece urlare. Il mio culo si apriva sotto le sue spinte, ogni centimetro che mi riempiva era una danza di piacere e dolore. Ahmed spingeva con ritmo, le sue mani che mi stringevano i fianchi, il suono dei nostri corpi che sbattevano insieme. Sentivo il mio buchino contrarsi attorno a lui, e ogni spinta mi portava più vicina all’estasi. Venni una prima volta, un orgasmo anale che mi fece tremare, il corpo percorso da scariche di piacere. Ahmed gemeva, il suo respiro affannoso, e quando venne, sentii la sua sborra calda colarmi dentro, un’ondata di calore che mi fece venire di nuovo, il mio corpo che si arrendeva al piacere. “Cazzo, Tanya, sei incredibile,” ansimò, mentre ci accasciavamo sul divano, sudati e felici.
Mangiammo la pasta, ridendo e parlando. Ahmed disse che voleva fidanzarsi con me, presentarmi a suo zio Yussuf. Ero frastornata, ma l’idea mi eccitava. Quella sera, dopo cena, il desiderio che avevo per Ahmed era insaziabile. Mentre mangiavamo, non riuscivo a staccargli gli occhi di dosso. Sotto il tavolo, con il piede scalzo, iniziai a stuzzicarlo, sfiorandogli l’inguine con le dita dei piedi, sentendo il suo cazzo indurirsi attraverso i jeans. Lui mi guardava, un sorrisetto malizioso, e il mio cuore batteva forte. Finita la cena, mi alzai e mi avvicinai a lui, sedendomi sulle sue ginocchia. Presi il suo cazzo in mano, massaggiandolo lentamente attraverso il tessuto, sentendo ogni pulsazione sotto le mie dita. Lo liberai dai jeans, e lo guardai: duro, caldo, perfetto. Mi inginocchiai e lo portai alla bocca, gustandolo come se fosse la cosa più deliziosa del mondo. Lo leccavo piano, assaporando ogni centimetro, succhiandolo con una dedizione che mi faceva bagnare. Ahmed gemeva, le sue mani tra i miei capelli, e io volevo di più, volevo tutto di lui.
Ci spostammo in camera, sul letto. Mi sdraiai, e Ahmed mi alzò le gambe al cielo, spalancandole. Il mio culo era esposto, pronto, e io lo desideravo con ogni fibra del mio essere. Presi le mie natiche con le mani, aprendole per lui, per fargli capire quanto lo volevo dentro di me. “Scopami, Ahmed,” sussurrai, la voce tremante di desiderio. Lui non si fece pregare: il suo cazzo scivolò dentro di me, riempiendomi con una forza instancabile. Ogni spinta era un’esplosione, il mio culo che si apriva sempre di più, accogliendo ogni centimetro di lui. Gemevo, urlavo, il piacere che mi travolgeva mentre Ahmed mi scopava senza sosta. Sentivo il mio corpo arrendersi, il desiderio che cresceva con ogni colpo. Quando venne, la sua sborra calda mi riempì, colando dentro di me, e il calore mi fece esplodere in un orgasmo che mi lasciò tremante, il corpo percorso da scariche di piacere. Ci accasciammo, sudati, ridendo, il profumo del sesso che riempiva la stanza.
Dormimmo abbracciati, il suo respiro caldo sul mio collo, il profumo del suo corpo che si mescolava al mio. La mattina dopo, mi svegliai presto. Mi truccai leggera – ombretto azzurro, rossetto rosa, i capelli raccolti in una coda alta – e indossai un costumino con perizoma e un pareo colorato. Andammo in spiaggia, e un motoscafo ci portò allo yacht di Yussuf, un colosso di 24 metri che scintillava sotto il sole. Salimmo a bordo, e Ahmed mi presentò suo zio. Yussuf aveva 50 anni, era pelato, con un corpo robusto e un sorriso ospitale ma autoritario. I suoi occhi scuri mi studiavano, e sentii un brivido percorrermi la schiena. Mangiammo insieme – pesce fresco, vino bianco, il sapore del lusso che si mescolava al profumo del mare.
Dopo pranzo, Ahmed mi portò in una cabina privata. “Vestiti sexy,” mi disse, con un sorrisetto. Mi trasformai: autoreggenti nere, perizoma di pizzo, una guepière che mi stringeva la vita, trucco pesante con eyeliner e rossetto rosso fuoco. Quando mi vide, mi saltò addosso. Mi baciò, mi leccò, e io ricambiai succhiandogli il cazzo fino a farlo gemere. Poi mi mise a pecorina, il suo cazzo che mi riempiva con spinte decise. “Sei una troia perfetta,” mi sussurrava, e quelle parole mi mandavano in estasi. Il mio culo si apriva sotto di lui, accogliendo ogni spinta con un piacere che mi faceva perdere la testa. Sentivo il mio corpo vibrare, il desiderio che cresceva con ogni movimento. Ma a un certo punto, qualcosa cambiò. Le spinte divennero più ruvide, più potenti. Sentii mani più grandi, più forti, stringermi i fianchi. Una pacca sul culo mi fece sobbalzare, e quando il cazzo uscì e rientrò di colpo, urlai, un misto di dolore e piacere che mi fece spruzzare. Mi girai, ansimante, e il mio cuore si fermò. Non era Ahmed. Era Yussuf.
l suo cazzo era enorme, molto più largo di quello di Ahmed, e il mio culo si apriva sotto di lui come non aveva mai fatto prima. Cercai di divincolarmi, ma Yussuf era troppo forte. Mi spinse pancia sotto sul letto, il suo peso che mi schiacciava. “Stai buona, piccola,” grugnì, la sua voce rauca che mi fece rabbrividire. Il suo cazzo largo mi sfondava, ogni spinta un’esplosione di sensazioni. All’inizio, il dolore era acuto, ma poi il mio corpo si abituò, e il piacere prese il sopravvento. Sentivo il mio culo aprirsi sempre di più, accogliendo ogni centimetro di lui, e un desiderio oscuro, profondo, cominciò a crescere dentro di me. Non volevo ammetterlo, ma una parte di me non desiderava altro. Ogni spinta di Yussuf era una dichiarazione di dominio, e io mi arrendevo, gemendo e tremando sotto di lui. Il suo cazzo largo mi riempiva completamente, e il piacere che provavo era indescrivibile. Mi sentivo sfondata, posseduta, e ogni colpo mi portava più vicina all’estasi. Per venti minuti mi martellò senza sosta, il suo cazzo largo che mi riempiva completamente. Il mio corpo rispondeva, traditore, e venni di nuovo, un orgasmo anale che mi fece urlare, il piacere che mi travolgeva come un’onda. Quando Yussuf venne, sentii la sua sborra calda colarmi dentro, un’ondata di calore che mi fece venire ancora, il mio corpo che si contraeva attorno a lui. “Sei fantastica,” disse, accendendosi un sigaro. “Mio nipote ha scelto bene.” Poi, con un tono fermo, aggiunse: “Resta con noi una settimana. Ti scoperemo in ogni modo, da soli e insieme. E ti darò 50 milioni di lire.” Ero frastornata, il cuore che batteva all’impazzata, ma il desiderio che Yussuf aveva acceso in me, insieme alla promessa di quel denaro, mi convinse. Accettai. Quella settimana fu un vortice di lussuria. Ogni giorno, Ahmed e Yussuf mi prendevano, alternandosi o insieme. Una mattina, ricordo vividamente, mi portarono in una cabina più grande, con un letto enorme e specchi alle pareti. Mi fecero indossare una lingerie rossa, con tacchi vertiginosi. Ahmed mi prese per primo, il suo cazzo che scivolava nel mio culo con una passione che mi faceva gemere. Poi, Yussuf si unì. Sentii il suo cazzo largo spingere accanto a quello di Ahmed, e il mio culo si aprì come mai prima. Ero sfondata, piena, il piacere che mi travolgeva come una tempesta. I loro cazzi si muovevano insieme, un ritmo selvaggio che mi faceva urlare. Quando vennero, la loro sborra calda mi riempì, colando dentro di me, e il calore mi fece esplodere in un orgasmo che mi lasciò tremante, il corpo percorso da scariche di piacere.
Ogni giorno era così: sesso sfrenato, gemiti che si mescolavano alla musica dance in sottofondo, il profumo del mare che si intrecciava a quello del sudore e della sborra. Ahmed era passionale, Yussuf brutale, e io mi perdevo in loro, il mio corpo che si arrendeva a ogni spinta. Quando la settimana finì, tornai a casa con 50 milioni di lire e un corpo che vibrava ancora di piacere. Tanya era diventata una vera troia, e quella vacanza in Costa Smeralda aveva cambiato tutto.



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